oriano giovanelli oriano giovanelli
 
Di Oriano (del 03/12/2008 @ 14:46:30, in Sala Stampa., linkato 4 volte)
PESARO - «UN RUOLO importante per affrontare la crisi può essere esercitato dalla Cassa depositi e prestiti, l'unica in grado di attivare interventi medio piccoli nei Comuni». E' l'idea di Oriano Giovanelli, parlamentare del Pd e presidente nazionale di Legautonomie.

In che modo?
«La Cassa depositi e prestiti è stata da sempre 'la banca degli enti locali' ma oggi, per difficoltà del sistema locale, non riesce più a svolgere il suo compito. Se gli fosse restituito il suo ruolo potrebbe diventare uno strumento da utilizzare in funzione anticongiunturale, attraverso interventi medio-piccoli attivabili dai Comuni».

In questi ultimi anni, però, il rispetto del patto di stabilità è stato talmente stringente che molti Comuni hanno sospeso la progettazione e non hanno progetti pronti nel cassetto.
«Questo è sicuramente vero ma con certezze finanziare nuove la piccola progettazione come la manutenzione straordinaria delle opere esistenti, si pensi agli edifici scolastici, potrebbe essere completata facilmente. D'altronde è ecomicamente più conveniente, socialmente più utile e culturalmente avanzato riappropriarsi dell''esistente', e riqualificare piuttosto che continuare in una espansione territoriale dell'abitato alla ricerca del 'nuovo'».

Ma i Comuni dove troveranno le risorse?
«La difficoltà degli enti a fare 'debito' è reale e trova riscontro proprio nei dati della Cassa depositi e prestiti: nel 2007 sono stati contratti nuovi mutui per circa 2.500 milioni di euro rispetto ai 4.500 milioni del 2006, di cui solo circa 1.600 milioni riguardano gli enti dimensioni minori. La Costituzione però, e in particolare il comma 5 dell'articolo119, dice che lo Stato, per promuovere lo sviluppo economico, destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni».

Risorse per l'infrastrutturazione locale, nel bilancio dello Stato non ce ne sono.
«E' qui entrano in gioco le risorse della Cassa depositi e prestiti . Si possono immaginare 'interventi speciali', come dice la Costituzione, per fornire credito agevolato utilizzando le risorse di uno specifico fondo costituito dal ministero dell'Economia e delle finanze, proprietario della società al 70%, e perché no, dalle stesse Fondazioni bancarie proprietarie al 30%. Perché non prevedere che annualmente possa essere accantonata una quota di utile in un specifico fondo con il quale assicurare l'abbattimento dei tassi dei mutui contratti dagli enti?».

Quanto si potrebbe ottenere?
«Ipotizzando un accantonamento del solo 5% possiamo prevedere un piano a costo zero per gli enti locali di circa un miliardo».
 
Di Oriano (del 25/11/2008 @ 16:47:34, in Sala Stampa., linkato 10 volte)
Intervista per "Autonomie e Comunità". Oriano Giovanelli,  presidente di Legautonomie, scatta una fotografia del Paese alla luce della recente crisi economica e dai principali fatti di cronaca: dalle lezioni americane, alla crisi finanziaria, alle elezioni amministrative.

Presidente è  accaduto molto a livello politico in queste settimane…
Indubbiamente è un momento carico di significati politici sia a livello nazionale che internazionale. Le dirò vedo un momento storico per certi versi drammatico, e lo dico senza alcun cedimento all’enfasi, ma anche molto carico di opportunità e mi creda so cosa dico e non sono incline al facile ottimismo.  La ruota della storia ha deciso di fare un giro veloce e se ci stiamo senza paura ne può scaturire davvero qualcosa di decisivo. Importante sarà dare la giusta lettura degli  eventi, evitando inutili entusiasmi e altrettanto inutili abbattimenti. Mi riferisco in particolare all'elezione di Barack Obama, alla sconvolgente crisi finanziaria e alla altrettanto pesantissima crisi della economia così detta reale per la quale gia contiamo decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, migliaia di imprese di tutte le dimensioni in grave difficoltà e che non sanno se ce la faranno.

Che tipo di illusione teme?
Si potrebbe cadere nella previsione molto provinciale che basta Obama per innestare un ciclo positivo di tipo planetario sotto le bandiere del cambiamento e della speranza. Invece no. Quella elezione è un fatto politico importantissimo ma per volgerlo al meglio ci sarà da lavorare sodo a partire dalla riscoperta di concetti fondamentali per anni oscurati e relegati in condizione di emarginazione.

Quali?
Beh, mi sembra evidente, l’elezione di Obama, la crisi finanziaria e la crisi dell’economia reale rilanciano alla grandissima:
il bisogno di un governo multipolare dei problemi del pianeta (il G20 è stato gia un fatto significativo a tal proposito); la centralità di riprendere il cammino della integrazione politica dell’Europa e la sconfitta di chi aveva lucrato sull’euroscetticismo; l’idea di una economia che si faccia carico delle contraddizioni ambientali e sociali in cui versa il genere umano, insomma l’economia senza valori produce mostri e allora ecologia, formazione, giustizia sociale, beni comuni non sono più arnesi di una vecchia ideologia ma strumenti dell’unico sviluppo possibile; una forte attenzione alla concretezza della dimensione territoriale delle politiche di sviluppo e se mi consente quest’ultimo aspetto per noi che su questo tasto battiamo da anni è un fatto rilevantissimo.
Massimo D’Alema in una recente bella intervista ha detto, cito a memoria, che esce ridimensionata la visione Glocal (globale e locale) della globalizzazione. Mi dispiace sbaglia! La visione Glocal in verità è stata ben presto messa in archivio lasciando spadroneggiare i cultori della economia finanziaria, poteri fuori da ogni controllo democratico, come se tutto, economia e potere decisionale, fosse ormai definitivamente evaporato dall’ancoraggio con una dimensione territoriale. Invece questa crisi dimostra proprio il contrario. L’unica globalizzazione sopportabile è quella che mantiene un legame forte con le dimensioni territoriali e con la democrazia.

Altro?

Certo che sì. Se le cose stanno così le elezioni regionali e le prossime elezioni amministrative che riguarderanno la maggioranza degli 8104 comuni italiani e tantissime province non saranno solo l’occasione di rinnovare sindaci, presidenti e consigli, ma l’occasione di rilanciare una visione del mondo, dell’economia, della democrazia, del benessere sociale. E se il centro sinistra saprà interpretare questa occasione sarà l’inizio della fine della politica degli spot, dell’illusionismo berlusconiano, che del resto alla prova dei fatti cominciano già a mostrare la corda. Guardi la scuola e l’università, nessuno parla più del maestro unico, del grembiule e del voto, giustamente si parla dei tagli, del rischio che corre il tempo pieno, della possibilità che i bambini studino meno e viaggino di più sugli scuolabus.  E questo vale per la sicurezza come per lo sviluppo. Se pensiamo che a luglio ci hanno detto che per rilanciare l’economia si affidavano alla Robintax e allo sgravio fiscale sugli straordinari!? Beh, vede anche lei che oggi non si discute di come tassare le banche ma di come aiutarle e gli straordinari  chi li fa nel momento che c’è una esplosione della cassa integrazione?

Ma le condizioni economiche del Paese non sono confortanti…

La crisi ha  risvolti mondiali. Ma aspettare che l’affrontino gli altri mi sembra suicida. Ognuno la sua parte. Allora guardando la realtà dalla dimensione locale, la sfida è come ricollocare la funzione di comuni province e regioni in questo scenario. In un certo senso potrei dire ai Comuni poco cambia, erano privi di risorse prima e lo sono tutt'ora. Ma che risposta sarebbe? Mi interessa in questo scenario stimolare la riflessione sul rapporto fra sistema delle autonomie e lotta alla povertà…. e politiche a sostegno della conoscenza e della innovazione….e riforma della pubblica amministrazione….e visone strategica dello sviluppo dei territori. parte, questo è la conseguenza di un fare politico poco attento alle esigenze vere dei cittadini: il controllo e la gestione del territori.  Si è fatto credere  che i numeri piccoli, comuni, banche, aziende, singoli non avessero più importanza e invece ne avevano eccome. In pellegrinaggio silenzioso col cappello in mano dall’artigiano e dal piccolo imprenditore che resiste, dall’imprenditore agricolo, dal sindaco del piccolo comune di montagna, dovrebbero andare certi mega manager! Non per chiedere scusa ma per imparare!

In queste pagine in un' intervista rilasciata al nostro giornale, Massimo Calearo,   sottolinea come l'intervento dello Stato a favore degli istituti di credito non sia assolutamente garanzia di ripresa e, al contrario, disegna scenari da incubo per le piccole- medie imprese. Che dire?

Calearo coglie un aspetto importante  quando sottolinea che questo tipo di intervento non aiuta le imprese medio piccole. Se contiamo, poi, che quelle piccole, a conduzione familiare, sono circa il novanta per cento del totale e rappresentano la vera dorsale economica del Paese, non è difficile capire quanto sia grave la situazione.  Con altre parole mi sembra dica le cose che sto sostenendo e non mi sorprende viste le origini di Calearo.

È un vicolo cieco?

Non esistono vicoli ciechi. Non bisogna avere paura, è il momento di serrare i ranghi e lavorare ancora più intensamente. Da tempo abbiamo segnato le tappe necessarie per  uscire dall'impasse politico-economica che ci accompagna orma da lungo tempo: si chiama federalismo fiscale, più autonomia agli Enti locali e non abbassare la guardia sul fronte delle battaglie politiche. Mi permetto di dire federalismo fiscale ora o mai più, lotta dura contro i diversivi messi in campo dai centralismi gattopardeschi. Unire i federalisti in Parlamento come dissi a Viareggio nella relazione di apertura del convegno di Legautonomie.

A proposito di battaglie politiche, Legautonomie ha segnato un successo importante con l'attuazione della Riforma del sistema  sanitario penitenziario…

Si. Ma non c'è da sedersi  sugli allori. È l'inizio di un nuovo corso, una ulteriore dimostrazione del coraggio e del senso di  responsabilità degli Enti locali. Come Legautonomie  siamo soddisfatti del fatto che un decennio di lavoro abbia portato ad un sostanziale cambiamento di una realtà ormai intollerabile. Il sistema andava cambiato ora  non possiamo perdere l'occasione di confermare quanto già fatto di buono fino ad oggi. Impegno e concretezza, unitamente ai valori di solidarietà e impegno civico che ci contraddistinguono ci hanno condotti fon qui, ora si deve proseguire.
 
Di Oriano (del 19/11/2008 @ 10:48:24, in Politica., linkato 33 volte)

1 Nero come Obama. Come tutti i democratici e i progressisti del mondo anch’io ho gioito per la vittoria di Obama e del Partito Democratico nelle recenti elezioni per il rinnovo della carica di presidente degli Stati Uniti e del Congresso Americano. In quella elezione, come poche volte accade, c’è tutta la speranza del mondo, stanco di guerre unilaterali, stanco di avere solo cattive notizie e che ha bisogno di sperare, stanco di non sentire più pronunciare a livello planetario parole forti di impegno per i più deboli, per i lavoratori, per la salute del pianeta, per la pace. All’inizio del ‘900 si diceva “facciamo come in Russia” da quel fatto epocale presero forza partiti sindacati ma alla fin fine non andò benissimo. Da allora un messaggio planetario di speranza non c’è più stato ed è passato quasi un secolo. Certo abbiamo avuto l’emancipazione di interi popoli dal colonialismo, il grande movimento di liberazione delle donne, il ’68, le conquiste di libertà, di diritti sociali, di diritti civili. La tavola della storia ha conosciuto pagine importanti. Ma il mondo di oggi sembra riproporre caratteristiche odiose di un mondo antico. Ovviamente non c’è da aspettarsi che accadano miracoli, ma sarà certo capitato anche a voi di vivere momenti in cui sembra che tutta agisca contro, poi accade una cosa che vi da speranza e le cose tornano a girare per il verso giusto e si risolvono. Obama è questo! Al di la delle sue possibilità e delle sue capacità, speriamo che non si spaventi e osi, osi tanto. Osi verso un governo multipolare del mondo ben sapendo che degli interlocutori indispensabili per farlo alcuni non hanno nessuna intenzione di farsi carico dei destini del mondo impegnati come sono a far soldi ad uscire dalle loro condizioni di povertà e molti non vogliono neppur sentire pronunciare la parola democrazia, diritti umani, giustizia sociale. Lo stesso Obama ha vinto per ragioni interne agli Stati Uniti e a quelle dedicherà gran parte del suo impegno. Ma questo non è un male in se perché se da lì venisse un segnale che un nuovo mondo è possibile gli effetti sarebbero comunque planetari. E se fossi in lui? Mi affiderei a gesti concreti che diano il buon esempio su questioni delicatissime partendo dal mio paese, facendo del mio paese qualcosa di diverso prima di chiedere agli altri di fare la loro parte.Chiuderei Guantanamo. Abolirei la Pena di Morte. Renderei più difficile comprare un arma che poi magari finisce a scuola in mano a qualche squilibrato. Mi darei uno scadenzario per arrivare alla fine del mio mandato nella condizione in cui tutti gli americani abbiano una copertura sanitaria. Frequenterei le fabbriche e le fattorie e non solo i salotti per tornare a dare volto alle persone normali. Ma non sono Obama e lui nemmeno leggerà queste considerazioni, ma la speranza rimane.

2 Nero come Miriam Makeba. La morte della Makeba mi ha molto colpito. Ci sono degli animali che non muoiono ma che vanno a morire. La differenza è sostanziale. Per me lei è venuta a morire qui da noi, a Castel Volturno, dove sei ragazzi neri erano stati assassinati dalla camorra. Un luogo simbolo di disumanità, di abbrutimento dell’uomo, di nuove schiavitù. Forse non ci rendiamo perfettamente conto di cosa significa il fatto che una donna che ha vissuto l’espulsione dal suo paese, il Sud Africa, a causa delle sue battaglie contro il razzismo, che si è schierata militando dalla parte dei neri d’America pagando anche li “l’indesiberabilità” e emigrando in Ghana. Perché una donna così, malata, in carrozzella, non ha detto di no all’invito di venire a cantare a Castel Volturno davanti ad un pubblico di poche decine di persone? Rispondiamo a questa domanda e fermiamoci a pensare a cosa sia per alcuni aspetti oggi l’Italia.

3 Nero come Emmanuel Bonsu Foster. Il giovane picchiato selvaggiamente da un gruppo di vigili urbani a Parma. Solo a scrivere vigili urbani e Parma mi viene la pelle d’oca. I vigili urbani che sono per lo più la faccia delle amministrazioni delle nostre città, gente abituata a non fare solo multe per violazione del codice della strada, ma a dare risposte a cittadini e turisti, a fare del concetto di prossimità ai cittadini la loro ragione di esistere, la loro specificità. Parma, città colta, civile, evoluta. Ma come può accadere! Quali messaggi sono giunti a quei vigili dalla loro amministrazione, dal clima del nostro paese! Se anche queste roccaforti di civiltà danno luogo a questi fenomeni, se anche le città, le città medie, che hanno fatto della loro qualità della vita un fattore d’identità preso ad esempio dal mondo cosa ci dobbiamo aspettare. Forse è il caso che gli amministratori locali, i sindaci si fermino un attimo e decidano se arrendersi a questa marea montante o tornare a combattere battaglie significative, battaglie per le quali vale la pena fare il loro lavoro, il più bel lavoro del mondo.

4 Nero come me. E non perché amo la musica nera, amo tutto ciò che la mescolanza delle culture ha prodotto nella pittura, nella scultura, nella letteratura. Nero perché incazzato. Le cose non vanno come vorrei e come credo sia possibile e mi riferisco ovviamente alla politica, al mio partito o qualche volta mi viene da dire il mio non partito. L’altro giorno ho incontrato un compagno di Senigallia, uno di quelli bravi davvero, generoso, appassionato, pulito. La conclusione del suo dire è stata: io non so se questo partito che ho contribuito a far nascere con convinzione ed entusiasmo, può essere davvero il mio partito. Che dire? Se mi dava una coltellata era meglio.
 
Di Oriano (del 11/11/2008 @ 15:16:21, in Sala Stampa., linkato 27 volte)
Pubblicato oggi su "Il Resto del Carlino di Pesaro"
nella pagina di Urbino

L'ONOREVOLE Oriano Giovanelli replica al Pdl che l'altroieri ha mosso accuse al Magnifico Rettore dell'Ateneo. «Piena solidarietà al Magnifico Rettore dell'Università di Urbino dal volgare e immotivato attacco del centro destra - afferma Giovanelli -. A Giovanni Bogliolo devono essere riconosciuti due meriti: il primo, è di aver fatto un'operazione verità sui bilanci dell'ateneo, mettendo in maniera trasparente tutti di fronte alla situazione ereditata; il secondo, di aver stimolato e avviato un processo di risanamento economico ma anche formativo, chiamando a raccolta le energie dell'ateneo e delle istituzioni del territorio. In questo senso la battaglia sulla statalizzazione è stata un passo verso la giusta direzione. Una scelta tardiva perché rallentata da posizioni inopportune che ancora oggi il Pdl esprime. Il Magnifico Rettore ha fatto bene a rappresentare gli studenti. Se venissero concretizzati i profondi tagli del duo Tremonti-Gelmini la situazione delle Università diventerebbe drammatica. Anche le giuste opinioni relative alla necessità di ridurre sprechi e fare tagli selettivi, ad Urbino devono tenere conto del sotto finanziamento del passato e ancora in atto nonostante i miglioramenti. E' una situazione ancora non conclusa che richiede un intervento rigoroso e pluriennale ma che non può essere in alcun modo equiparato ad altre Università dove fenomeni di spreco, di proliferazione insensata di corsi e di gestione allegra si sono effettivamente verificati. Ora il buon senso - conclude Giovanelli - dovrebbe unire tutti nello sforzo comune di far uscire dalle difficoltà e di garantire un futuro all'Università di Urbino».
 
Di Oriano (del 05/11/2008 @ 10:07:29, in Politica., linkato 53 volte)
Ho sempre avuto una predilezione per quella parte di Urbino che da casa mia, passando per le curve di una valle stretta, si allarga sulla valle del Foglia.
Sarà perché quelle curve le facevo tutte in un respiro in discesa a rotta di collo con la bicicletta e tutto d’un fiato le rifacevo in salita perché il fiato non mi mancava.
Fu sempre quella strada il mio personale circuito dove con il benellino a tre marce cercavo di piegare fino a raschiare la pedana e qualche volta mi riusciva e il cuore mi saliva in gola.
Ma il fascino di quella parte di Urbino era anche politico, tutto politico.
E’ da quella strada che il 25 aprile e il 1° maggio salivano le carovane di auto con le bandiere rosse fuori dai finestrini dirette a Urbino per il Comizio.
Era la valle rossa quella. Da Borgo Massano passando per Cà Gallo e su per Ca'mazzasette e poi Schieti, La Miniera, Montecalende, Cavallino, le auto si accumulavano e passavano davanti alla finestra di una casa rosa, la mia, a Gadana ultima frazione prima di arrivare in città.
Era la parte buona quella; lì si è sempre respirata un’aria diversa, un’aria particolare.
Di quelle località Ca' mazzasette, aveva e ha mantenuto un sapore tutto suo. Forse perché scostata dalla strada non la vedi, ti ci devi inoltrare, la devi andare a cercare e quando c’arrivi ti accoglie. Ecco sì. Ca' mazzasette da la sensazione di accoglierti; devi rallentare per forza e appena svolti dopo la scuola c’è uno slargo, quasi una piazzetta e li lo stare in casa è tutt’uno con lo stare in strada e quindi quando arrivi provi la discrezione dovuta all’entrare nella casa di qualcuno. Lì abitava Ferriero. Il maestro, il partigiano, il sindaco di Piandimeleto, l’assessore all’urbanistica del comune di Urbino. Un uomo ascoltato giustamente ascoltato e soprattutto uno che si faceva ascoltare. A me piaceva davvero tanto rimanere a sentire in silenzio le sue parole e sono davvero grato ad Angelo Cecchini, originario del posto e trapiantato a Pesaro, che per qualche anno mi ha dato il privilegio di passare qualche ora con Ferriero, ormai anziano e a riposo, davanti ad una grigliata di carne e un bicchiere di vino rosso. Ferriero non poteva mangiare con noi troppi grassi per il suo cuore. Allora cenava con la sua compagna nella casa accanto a quella di Angelo e poi ci raggiungeva e allora cominciava davvero la serata. Testa lucidissima quella di Ferriero e soprattutto mentalità aperta, apertissima alle cose che cambiano, cambiano sempre anche quando vorremmo che non lo facessero.
Ferriero era un uomo di partito, un uomo libero, e per un comunista italiano non è un ossimoro.
I comunisti italiani, quella strana specie, disse Togliatti, come una giraffa; una specie che non è mai stata capita fino infondo anche perché diversi fra di loro e diversi in ciò che erano da quello che apparivano essere.
Una specie che in quanto comunisti li si riteneva magari inclini al totalitarismo, e indubbiamente qualcuno che la pensasse così c’era eccome, ma per lo più gente, uomini e donne, assolutamente incompatibili con qualsiasi forma di autoritarismo. Uomini liberi davvero, perennemente in cerca, democratici, forti perché critici a partire da se e critici verso il loro partito. Critiche non spirito distruttivo.
Ben più che dal pensiero di Lenin, quelle coscienze erano state modellate dalle angherie del fascismo, dalla resistenza, dalla lotta di liberazione, dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dalle lotte mezzadrili, dalle lotte per i diritti fondamentali indissolubilmente legati ai diritti del lavoro e nel lavoro, alle conquiste sociali.
Ferriero era questo, un uomo della Resistenza, della Costituzione Repubblicana, un democratico integrale e si sentiva quando ci parlavi, sentivi la robustezza dei fondamentali, quei capisaldi che non ti fanno vacillare di fronte ai cambiamenti, anzi ti portano ad anticiparli, ad evocarli. Come spiegarsi altrimenti che un uomo anziano come Ferriero ti dava sempre la sensazione di una incredibile freschezza giovanile, capace di lamentarsi per i ritardi nelle innovazioni e non certo per la paura di smarrire la strada, di tradire una storia.
Anzi Ferriero della storia sapeva anche sorridere in modo dissacrante quando più che parlare di storia si finiva per fare la mitologia di un periodo o dei protagonisti di quello stesso periodo. Dissacrante come sanno fare i teatranti.
Ma Ferriero sapeva sorridere perché sapeva rendere lievi le cose importanti. Grande oratore, da lui non ti aspettavi mai il tono imperioso di chi è pieno di certezze. Da lui ti aspettavi il ragionamento pacato, la comprensione per le altrui ragioni, l’apertura al confronto e non ti tradiva mai.
In questo traspariva una serenità di fondo propria dell’uomo, una forza serena che certo lo ha sostenuto nella malattia fino alla fine.
Una gran bella lezione di vita. Grazie Ferriero.
 

 

 

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