oriano giovanelli oriano giovanelli
 
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Repubblica, 25 agosto 2008

Non è detto che un grosso partito senza maggioranza non possa occuparsi che di opposizione o dialogo o alleanze. Può anche fare delle cose. Può andare per strada, battere i marciapiedi. Non bisogna più aspettarsi da un partito che anticipi e guidi un buon cambiamento di vita delle persone. Ma che lo riconosca e lo assecondi, o lo promuova, sì. è un fatto che non si cambia vita se non per una combinazione fra necessità e virtù. Facendo di necessità virtù. Questa combinazione è il cuore della buona politica. C' è stata l' alluvione di monnezza a Napoli. Era imbarazzante, incresciosa, chiamava in causa il centrosinistra, c' era la campagna elettorale. Tuttavia non era solo un disastro: era anche un' occasione. Poteva sollecitare una svolta. Non è un dettaglio da poco, la raccolta differenziata: è una necessità da trasformare in virtù. Il centrodestra, come se non c' entrasse niente - lo fa bene: pensate a come si sfilò dall' indulto, grazie agli eroici intransigenti di centrosinistra - lucrò sul disastro prima di stravincere le elezioni, e quando le ebbe stravinte cavalcò il buon senso che imponeva prima di tutto di sgomberare le strade. L' ha fatto, a costo di spazzare la monnezza un po' più in là. Tolti quattro intenditori, è un gran successo. Mentre il centrosinistra, tolti i quattro intenditori, e alcune ammirevoli comunità locali, stava lì come un pugile suonato, Berlusconi spazzava esemplarmente la piazza da cartacce e lattine che gli addetti avevano collocato allo scopo, teneva lezione di civismo a proposito di raccolta differenziata, e faceva addirittura appello al volontariato, che convenisse da ogni parte della nazione, e in particolare dal Nord, a mostrare come si fa. La prima volta che ne parlò se ne sorrise, perché i più dediti volontari non avrebbero saputo da dove a dove spostare la monnezza onnipresente. La seconda se ne sorrise meno, se non altro perché nel suo appello una sinistra mezzo inebetita doveva riconoscere la caricatura di un proprio prezioso tratto tradizionale. Ho detto sopra "alluvione di monnezza" apposta, per ricordare l' alluvione di Firenze, e quello che significò per la buona volontà di un Paese e di una generazione. Si potrebbe ricordare anche, più in qua, il terremoto in Irpinia. Berlusconi ha evocato il volontariato, la sinistra no. Non ha nemmeno provato a suscitare una mobilitazione sul buon uso della monnezza: tema cruciale di una buona politica. E lo smarrimento del volontariato, cioè delle cose che si fanno anche quando si è minoranza, che ci si opponga o si dialoghi, è un malanno cruciale della sinistra, la faccia vera della crisi della "militanza", e perfino la riconversione delle feste dell' Unità ne dà un segno. Prendiamo un' altra colossale necessità, che non si fa virtù: il costo del petrolio. Non importa che conosca anche ribassi vistosi, la tendenza è certa, "strutturale", come dice l' Enea. Parecchia gente - non abbastanza, ma parecchia - ne cava qualche conseguenza. Crollano gli acquisti di automobili - addirittura il 27,5 per cento in meno in luglio, in Spagna, alla Chrysler la settimana lavorativa è ridotta a 4 giorni - si riducono cilindrate e impieghi, tornano in auge corriere e biciclette. Ermete Realacci rileva che il consumo di benzina nelle città italiane si è ridotto in media del 20 per cento. Che cosa fa un buon partito? Finta di niente, come se la questione riguardasse le rubriche di costume dei giornali, e non mettesse invece in causa il nostro modo di vita in uno dei suoi fondamenti: il modo di produrre, di consumare, di muoversi, di immaginarsi... Un buon partito inviterebbe le persone a smontare dall' auto, a cambiare abitudini, a rivendicare il primato e la qualità dei maltrattati trasporti pubblici. Perché non lo fa? Gli sembra che non sia affar suo? O gli sembra ancora di nuocere all' occupazione operaia e al peso dell' industria dell' automobile sul prodotto lordo? Anche questa "necessità" ha i suoi precedenti. L' austerità della crisi petrolifera del ' 73-' 74, le domeniche a piedi, furono una - troppo breve, troppo provvisoria - rivelazione della possibilità di un altro modo di abitare e muoversi nelle città. (A me poi sembra che lo stesso famoso maggio francese sia stato anch' esso un enorme appuntamento di gente che si era presa le strade, un' andata e ritorno a piedi, sull' erba sotto il pavé disselciato. Un film sull' automobilismo cannibale di Godard, "Le weekend", del 1967, lo aveva appena anticipato). Non è vero che l' auto non ha futuro: siamo noi a non averlo. L' automobilismo è la nostra seconda natura, e forse già la prima, talché la maggiore età segna il passaggio dall' adolescenza all' automobilismo, e la nostra demografia calante è più che compensata dall' incremento delle "nostre" automobili e dello spazio che, ferme per lo più, occupano. E tuttavia, come per tutte le abitudini, sottile e fortuita è la soglia fra la loro irriducibilità e la loro dimissione. Come smettere di fumare: è impossibile, e poi succede, e comunque un piccolo infarto aiuta. Quanto al traffico privato, l' infarto è venuto, e tutt' altro che piccolo. L' ultimo grido sono le disgrazie stradali con auto che vanno in centro a 160 all' ora. Ubriachi e moldavi i guidatori: ma di dove sono, e in che stato, i produttori e i venditori? è suonata la campanella della fine della ricreazione: per deprecare un tasso di automobilismo paragonabile al nostro (seconda densità al mondo, roba forte) che, trasferito ai cinesi o agli indiani o ai brasiliani, soffocherebbe di colpo l' atmosfera, dobbiamo pur ridurre il nostro in proporzione. La densità di auto cinese, nonostante un incremento annuo del 15 per cento, è ancora pari a quella americana del 1915. I nostri dirigenti politici, anche i più ciclisti fra loro, sembrano non ritenere nemmeno questo affar loro, tranne i sindaci, oppure che una retrocessione dall' homo automobilista all' homo sapiens sapiens sia irrealizzabile. Sbagliano, perché in una misura significativa avviene. I sabati car-free a Manhattan, le 100 mila auto in meno al giorno a Londra, i trafficKills, e la critical mass ciclistica... Sbagliano anche perché il meccanismo dell' abitudine è appunto ambivalente. Guardate, vi dicono, come non ingrana l' idea del taxi multiplo. Già: ma può succedere che d' un tratto si smetta di suonare il clacson di imprecare e di guatarsi in cagnesco, e si smonti e si vada per i campi, magari con una allegria, magari cantando. (Tranne i sindaci, ho detto: ma anche fra i sindaci non ce n' è uno, delle città più belle e antiche e strette di vie, che abbia il coraggio e l' ambizione di chiudere il traffico privato. In compenso, quando si sono messi al bando i mendicanti si è spiegato che, buttati come sono sui marciapiedi, intralciano il cammino ai passanti). Sono esempi di cose che succedono, necessità che possono farsi virtù, ingredienti decisivi di una rivoluzione, di una conversione. Cose legate l' una all' altra, non solo single issues. Guido Viale è diventato da anni specialista di monnezza e di automobili. Non è un caso. Scommetto che fra poco, se non l' ha già fatto, diventerà specialista della bistecca. Cioè della dimissione dalla bistecca. Ecco un' altra necessità dei nostri giorni - prezzi delle materie prime e degli alimenti, recrudescenza dello sterminio per fame - che continua a essere trattata per lo più come una pagina di costume, o di salutismo e igiene dell' alimentazione. Politica pura, naturalmente, e legata a doppio filo alla questione energetica e ai rifiuti. Il cielo ci scampi dal fanatismo e dall' integralismo settario, e ancor prima dalla demografia e dall' ecologia dell' obbligo statalista: ma una sensata, consapevole, progressiva conversione vegetariana è affare di una buona politica. Basterebbe il fatto che fosse un grosso partito a occuparsene, e non un partitino "verde", a segnare una importante differenza. Chiamo grosso un partito che è tale per una somma aritmetica, e forse diventerà grande, forse si frantumerà nei suoi addendi. Il Partito democratico. A me, che ho un debole per le frasi fatte, non dispiaceva l' esordio a petto gonfio del Manifesto del Partito democratico: "Noi, i Democratici, amiamo l' Italia". Però non vedrei male nemmeno un Manifesto del Pd che cominciasse con la frase: "Ogni cittadino di Napoli produce all' anno 158 chili di imballaggi", e andasse avanti di conseguenza. Ehi, abbiamo già al mondo mezzo miliardo di obesi sopra i 15 anni. Opposizione, certo. Non ce n' è mai abbastanza. Ma di che cosa si occuperebbero, i dirigenti del Partito democratico? Hanno anni di fronte, e macerie alle spalle. A volte sembrano disadatti fin dall' abbigliamento. Disadatti alla monnezza, voglio dire. Certo, c' è un problema di destini personali nella professione politica: bisogna essere comprensivi. Però quanto al fine comune, occorrono sedicenni, ventenni, e persone disinteressate alla carriera in proprio: ricchi di famiglia, diciamo, o artisti di strada. Quei dirigenti, oltre che escogitare dialoghi e alleanze, aiutino la gente (che per suo conto ha già cambiato molte cose) a fare qualcosa di nuovo, a migliorare la vita. Indipendentemente dal governo. Beninteso, c' è un punto dirimente: la povertà. Non può esserci una sinistra che non vada incontro alla povertà assoluta e non miri a ridurre la forbice fra ricchezza e povertà. La conversione necessaria non è antieconomica, né riservata a chi può scegliere. Al contrario, può contrastare le storture e le prepotenze del mercato. Citerò Viale: «Dentro i rifiuti che produciamo ogni giorno c' è l' equivalente della quarta settimana del mese: quella in cui molti si ritrovano senza denaro, perché hanno già speso tutto nelle prime tre settimane. Un' amministrazione che aiuti a liberarci dai nostri rifiuti, e anche a liberarci dalla necessità di dilapidare un quarto delle spese correnti in imballaggi, in prodotti e in acquisti inutili aiuterebbe a superare il problema della quarta settimana meglio di qualche modesto aumento salariale». Del resto, senza cambiare vita qui, non si può parlare con il mondo povero, né con quello ex povero. Fuori dal riscatto del mondo povero, non ci sarà soluzione ai problemi suscitati dall' immigrazione. L' immigrazione ci travolgerà, oppure si assorbirà fisiologicamente - come è avvenuto per la questione demografica, nella nostra parte di mondo - attraverso la crescita dei Paesi giovani. Sta già succedendo in Romania, in Polonia si accoglieranno fra un po' idraulici italiani. Se la terra andasse verso un equilibrio, un paese come il nostro si arricchirebbe di quell' altra faccia dell' immigrazione che è il turismo, che ha per fine la conoscenza, come progresso e come piacere. Non sono già tanto più numerosi gli "extracomunitari" che vengono ogni anno in Italia, a pagamento? Perché noi, i Democratici, amiamo la terra. - ADRIANO SOFRI
 
Di Oriano (del 14/08/2008 @ 21:27:55, in Politica., linkato 177 volte)

Alcuni pensieri per le vacanze che per me cominciano oggi, me ne vado per dieci giorni a Favignana, isole Egadi, Sicilia. Una regione che amo tantissimo.

1 In verità sono in uno stato di mezze ferie dal 6 agosto. Ma in questi otto giorni mi sono dedicato a Rossini Opera Festival.
E' davvero una manifestazione straordinaria ed come presidente della Fondazione Rossini l’ho seguito attentamente. Lo seguivo anche prima. Diciamo che lo seguo dall’inizio, dal 1980. E’ una manifestazione che porta il nome di Pesaro nel mondo e durante il festival porta il mondo a Pesaro. Il 70% degli spettatori del festival sono stranieri. L’edizione di quest’anno è stata davvero interessante. In particolare, Ermione.
Amo la musica, anche se in verità sono un rockettaro nell’anima, e penso che una città se vuole investire sul proprio futuro deve investire in cultura. Pesaro l’ha fatto in passato e si vede nella sua forza economica, nella sua qualità sociale, nel suo disegno urbano.
Le città del futuro se vogliono stare nella globalizzazione a testa alta debbono essere città colte. Chi è colto non ha paura del nuovo, del cambiamento.
Bellissima è anche la mostra sul “segno marchigiano” Cucchi, Scipione, Licini, proposta dal Centro Arti Visive della Pescheria, ma purtroppo è poco pubblicizzata. Licini è un poeta che fa sentire vicino ad ognuno il sogno, la pazzia, il soffio della vita.
Sono terrorizzato dalla constatazione che il livello di sensibilità culturale sembra arretrare anche nella mia città. L’uomo può fare a meno di tutto o quasi, ma quando sarà costretto a scegliere fra il pane e il teatro vorrà dire che la fine sarà vicina.

2 Ho lasciato il 6 agosto una Roma caldissima. Il 5 abbiamo votato contro l’ennesima fiducia posta dal Governo in terza lettura sul decreto Tremonti, la manovra economica. E’ incredibile, se l’avessimo fatta noi una manovra così non ci avrebbero nemmeno fatto andare in vacanza tante sarebbero state le proteste. Vedremo in autunno gli effetti di questa manovra, sul sociale, sulla scuola, sugli enti locali, sulla sanità, sulla sicurezza. Eppure tutto sembra che possa essere perdonato al governo di centro destra. Che succede a questa Italia?
Noi non siamo riusciti a trasformare l’opposizione parlamentare in opposizione sociale. E’ una grave pecca. Il PD non deve avere paura di cercare nella società le forze per fare opposizione a questo governo, vedo troppa ritrosia, troppo snobbismo. Su questo alla ripresa occorrerà lavorare. Un autorevole compagno mi ha detto: avevi ragione tu il Governo Ombra finisce per giocare di rimessa nei confronti del Governo vero e non riesce a diventare motore di iniziativa politica nel paese.
Quando appena dopo il voto in una assemblea del gruppo parlamentare dissi questa cosa Veltroni mi guardò male e nessuno mi seguì in questo giudizio. Sono convinto di aver avuto ragione e la cosa non mi fa affatto piacere.

3 Gli sbarchi di immigrati disperati continuano inesorabilmente, così pure gli episodi che evidenziano un problema sicurezza tutt’altro che risolto. Ma non fa notizia.
Ha fatto invece notizia il maggiore (?) potere dato ai Sindaci in materia di sicurezza urbana. Secondo me l’ANCI che ha condiviso questa operazione ha preso un grosso granchio. Non si può ridurre la funzione dei comuni e dei sindaci in materia di sicurezza ad un potere dilatato di ordinanza. Proprio i comuni e i sindaci sanno bene quanto il tema sicurezza sia legato ad una serie di iniziative che i comuni dovrebbero essere messi in grado di adottare: integrazione scolastica, casa, nuovo ruolo della polizia municipale, lotta al degrado urbano ecc, tutte materie sulle quali il Governo non mette sicuramente i Comuni in condizione di operare di più e meglio.
Il provvedimento del Governo finirà per caricare i sindaci di aspettative che non potranno facilmente onorare, per dare ai cittadini una visione semplicistica del come si costruisce la sicurezza urbana e infine  produrrà prevalentemente   una serie di ordinanze propagandistiche magari dei sindaci della lega o del centro destra, sulla prostituzione, sull’imbrattamento dei muri ecc. cose che alla fin fine servono solo per avere un titolo su un giornale locale.
Ma se l’ANCI rappresenta i comuni che al 75% sono di centro sinistra che cosa debbo pensare?

4 Il PD in questi giorni è sui giornali nazionali per il dibattito che si è aperto a seguito della proposta del sindaco di Roma, Alemanno, di costituire una commissione di esperti per elaborare proposte di futuro per Roma e di chiamare a presiederla Giuliano Amato.
Amato ha accolto la proposta di qui il dibattito nel PD.
La mia idea è che questa commissione non nasce con buone basi, è una operazione di facciata. Amato può fare quello che vuole.
Mi incuriosisce però quello che sta accadendo, nel comportamento di alcuni nostri “big” dopo la sconfitta del PD e la vittoria netta dl centro destra. Si dice che Bassanini sia prodigo di consigli nei confronti di Brunetta; ho visto con i miei occhi il rapporto particolare che c’è fra Minniti e Maroni; ora Alemanno e Amato.
Secondo me non è questione di  collaborazione istituzionale. No, c’è dell’altro.
a) molti dei nostri peccano di superbia, pensano sostanzialmente: questi hanno vinto ma sono dei trogloditi incapaci di governare davvero, ora noi che ne sappiamo di più evitiamo che facciano danni. Vecchio e sbagliato riflesso della presunta superiorità “genetica” della sinistra oltre che una sciocchezza assoluta.
b) molti dei nostri pensano che questi del centro destra hanno vinto e governeranno per lungo tempo, così che se si vuole avere un ruolo, evitare di perdere la propria notorietà dentro la trincea di una opposizione dalla quale non si sa quando e soprattutto chi uscirà vivo, meglio è ricavarsi una funzione che brilli della luce del vincitore.
Se così fosse, scegliete voi una delle due opzioni o entrambe…brutta cosa!

5  Ho finalmente preso la tessera del PD. L’ho dovuta chiedere con insistenza. Per me è una cosa importante. La prima tessera mi fu regalata. Era la tessera della FGCI ( federazione giovanile comunista italiana) avevo tredici anni.
Pensavo fra me e me se tutti debbono fare questo sforzo per avere la tessera del PD come facciamo a costruire un grande partito? Continuo a pensare che qualcuno questa cosa del “partito- partito” fatto di regole e di iscritti proprio non la condivide.

6 Bene ora vi saluto dicendovi che cosa ascolterò e cosa leggerò in questa vacanza. Ascolterò Stefano Bollani: Carioca.
Leggerò: Rancore di Aldo Bonomi; La società cinica di Carlo Carboni; la coscienza di un liberal di Paul Krugman; Il furore e il silenzio (vita di Gioachino Rossini) di Vittorio Emiliani; L’eleganza del riccio di Muriel Barbery.

Buone vacanze a tutti.    
 
Di Oriano (del 30/07/2008 @ 22:00:15, in Politica., linkato 36 volte)
La cronaca locale dei quotidiani di domenica 27 luglio, metteva in grande evidenza l’importante contributo che ogni cittadino pesarese  ha versato nel 2006 al comune, alla provincia e alla regione: complessivamente 1358 euro.
Non mi interessa qui evidenziare un dato comunque importante: Pesaro è il capoluogo di provincia che chiede meno ai propri cittadini nell’ambito marchigiano.
Quindi i pesaresi ed il loro sindaco, assieme al Consiglio Comunale, avrebbero legittimamente di che essere fieri.
Ma il punto è un altro: cosa ci dice quella cifra, cosa ci dice quella ricerca condotta dalla CGIA di Mestre? La risposta non può che essere che quella ricerca, quel dato ci dice una verità parziale e ci dice che se non mettiamo mano ad un sistema che racconti alla gente davvero come stanno le cose il rischio è che induciamo nell’opinione pubblica un atteggiamento pregiudizialmente negativo, superficiale, emotivo relativamente al contributo che ognuno di noi da all’essere una comunità civile.
Questo sistema davvero completo di rendicontazione è la nuova frontiera con la quale i comuni, ma anche le province e le regioni debbono misurarsi, altrimenti lo stesso dibattito sul federalismo fiscale, che entrerà nel vivo a settembre, e l’opportunità che esso offrirà per disegnare un sistema davvero più vicino ai cittadini a partire dalla sempre delicata questione dei tributi, rischierà di essere una occasione perduta. Voglio dire che parallelamente al federalismo fiscale noi dovremo tentare di costruire una nuova coscienza civica, altrimenti nell’opinione della gente avremo semplicemente spostato l’indirizzo postale di un problema: da Roma a Pesaro.
1358 euro in un anno sono troppi, sono pochi, sono la giusta cifra?
Ecco la domanda a cui dovremo saper rispondere.
Certo è una bella cifra. E’ lo stipendio, un buon stipendio medio, che in un anno ogni cittadino versa al sistema regionale e locale.
Dietro a quella cifra c’è il servizio sanitario, l’educazione dell’infanzia, i servizi agli anziani, ma anche le politiche per il turismo, il sostegno alle imprese; così come c’è il costo delle macchine burocratiche.
Proprio per questo la risposta alla domanda non potrà essere: è la cifra che ci serve, quella che deriva dalle spese che sosteniamo. Sarebbe una risposta largamente insufficiente e non rispettosa dei cittadini.
La rivoluzione che interessa i comuni e gli altri enti locali li deve spingere ad essere responsabili non solo di una spesa oculata ma anche di un giusto prelievo ( i comuni sono stati per decenni solo un centro di spesa!) tutto deve essere reso trasparente ai cittadini: come e perché prelevo; come e perché spendo.
Se ad esempio considerato che il cittadino di Ancona paga qualcosa di più  di quanto paga il cittadino di Pesaro, venisse fuori che i servizi che al cittadino di Ancona sono largamente migliori, quel prelievo in più sarebbe giustificato e troppo alto il prelievo che viene fatto a Pesaro; se viceversa fossimo in termini di quantità e qualità allo stesso livello di servizi o addirittura fossero ben migliori i servizi di Pesaro sono i pesaresi che avrebbero motivi di soddisfazione.
Ma non basta.
Chi ci dice che quei servizi sono esattamente quelli che servono alle famiglie, alle persone, alle imprese? Basta il fatto di una continuità “storica” per giustificarli tutti.
La società cambia, aumentano gli anziani, nel contempo aumentano i bambini in parallelo con l’aumento delle famiglie immigrate; aumenta la povertà più o meno manifesta. Insomma la realtà è in continuo cambiamento quindi oltre che a rendere conto dei costi rapportati ai servizi, occorrerà sempre più rendere conto di quali servizi.
Come ben si può capire quello che sto descrivendo non è uno scherzoso gioco/rompicapo. E’ la nuova frontiera del governo locale: rendere i cittadini partecipi, consapevoli, responsabili e le amministrazioni davvero aperte e trasparenti.
A questa necessità non si risponde improvvisando, o con la demagogia della comunicazione. Si può rispondere solo con un lavoro strutturato e scientifico. La dimensione da cui muovere è senza dubbio l’ambito regionale. Almeno nell’ambito della nostra regione dobbiamo essere in grado di misurare, valutare, informare, correggere.
La proposta che faccio è che nell’ambito del Consiglio Regionale delle Autonomie Locali si crei una struttura tecnica ( non servono assunzioni basta usare i tecnici dei comuni, delle province, della regione) aperta al mondo delle imprese, del sindacato, delle associazioni dei consumatori con due obiettivi:
1 accompagnare passo passo il dibattito e le scelte che si faranno in Parlamento sul Federalismo Fiscale. Non può essere che una scelta destinata a cambiare radicalmente il rapporto fra cittadino e istituzioni sia ricondotta solo alla discussione di un disegno di legge delega da parte del Parlamento e ai decreti delegati che il Governo stesso dovrà poi emanare. Troppo importante la sfida per non metterci tutti insieme gli occhi e per non esprimere tutti insieme il nostro punto di vista di marchigiani.
2 condividere un sistema di monitoraggio e rendicontazione che sia riconosciuto come valido in tutta la regione dai comuni, dalle province, dalle unioni, dalle comunità montane, affinché indicatori veri e comprensibili siano messi a disposizione dei marchigiani per valutare davvero il lavoro e le scelte delle amministrazioni.
 
Di Oriano (del 30/07/2008 @ 21:38:38, in Politica., linkato 119 volte)
 

 

 

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